IMPARARE AD ESSERE STRANIERI

 

Per quanto armato di buone intenzioni e amore verso il prossimo, nonché dedizione alla realtà che stai andando a vivere, i pensieri dei primi giorni di un lungo viaggio sono ancora terribilmente autocentrati e tutto quello che vivi e vedi ti riporta con la mente alla realtà che hai appena lasciato per poi essere passato al vaglio in base all’usuale modo di valutare ciò che ti circonda. La nostalgia di casa, il disorientamento, la voglia di compagnia conosciuta, la mancanza della quotidianità e la consapevolezza che la tua realtà andrà avanti durante la tua assenza ti porta a vivere il momento conoscitivo più imperfetto ma non per questo meno importante dell’intero viaggio, quello in cui inizi a vivere l’essenza, oggi forse un po’ “sciupata”, dell’ESSERE STRANIERI. Rendersi conto che essere stranieri in un posto è una sorte che prima o poi, più o meno consapevolmente, tutti ci ritroviamo a vivere è una scoperta sicuramente forte, forse a tratti anche dolorosa, di confusione e di paura ma in definitiva essenziale. Mi ricordo cosa leggevo negli occhi di parenti ad amici prima di partire: mi hanno fatto sentire forte, coraggiosa, avventuriera e più penso al significato di queste definizioni e meno, purtroppo, mi ci ritrovo e mi convinco che il vero motivo e l’unico spirito con cui una persona può fare una simile scelta è proprio perché si sente piccolo ma tanto di più curioso. Una curiosità infinita che non ti può lasciare seduto.

I primi giorni, quando mi aggiravo per le strade di Peja/Pec e vedevo cose ben diverse da quelle alle quali ero abituata nella rinascimentale Firenze, non mi sentivo né avventuriera né curiosa ma tanto piccola di fronte ad un mondo che non riuscivo a vedere bello o affascinante ma quasi pericoloso, perché diverso, molto diverso dal solito! La curiosità che mi aveva condotto lì era assai più interessante del fatto di essere lì! L’idea che mi ero fatta del camminare disorientata in mezzo a strade sconosciute con davanti 10 mesi di sfide mi era sicuramente apparsa molto più eccitante e romantica solo qualche settimana prima…perché ero lì? Non stavo vedendo quello che volevo vedere né vivendo le emozioni che volevo provare, dunque perché ero lì?

Ero lì per conoscere Sabrija, una donna in sedia rotelle a causa di un incidente, che con una straordinaria simpatia (trapela nonostante parli in albanese e le sue parole mi vengano riferite dal traduttore in inglese) ti racconta del suo centro: le donne portatrici di handicap lì si ritrovano ogni martedì alle 14 per parlare dei loro problemi quotidiani in gruppi chiamati di “auto-mutuo-aiuto” che hanno prodotto un forte sentimento di integrazione nelle prime rispetto alla comunità e rafforzato la stima di sé nelle seconde. Un’esperienza che ancora in Italia, purtroppo, stenta ad emergere!

Ero lì per sentire Sokol, il membro dell’equipe di rielaborazione e trasformazione del conflitto, dirmi di smetterla di fare foto a “quelle cose brutte”, dove le cose brutte erano le case distrutte durante la guerra e non ancora ricostruite, “perché altrimenti la gente continua a pensare che nei Balkans c’è ancora la guerra! Perché non fotografi il fiume, i negozi, le donne, la natura? Non le macerie!”. Mi sono sentita un po’ in colpa e mi sono messa nei suoi panni: come se qualcuno venisse a fotografare casa mia e si mettesse a fare foto all’ingresso tutto “sgarrupato” del mio palazzo di inizio 900 e in casa mia, grande, luminosa e ben arredata, spegnesse la macchina fotografica. Mi sarei sentita derubata perché non vista per quello che io ritengo essere la mia casa, la mia vita, la mia identità.

Ero lì per capire che contro gli stereotipi non si può combatte se prima non ci si immerge, non li si accetta come qualcosa di intimamente connaturato all’uomo e non li si impara a riconoscere. Molti studiosi hanno indagato sulle classificazioni della mente, sulla necessità che la mente ha di costruirsi degli schemi di riferimento perché, per quanto meno rappresentativi della complessa realtà, sono l’unico modo che si ha per riuscire a vederla, pensarla ed interagire con essa senza impazzire o perdercisi. Mi sono domandata se non sia proprio questo il motivo per cui i Balcani ed i suoi abitanti sono tanto e tanto frequentemente e anche con una certa sorta di creatività, oggetto di discriminazioni e stereotipi: sono forse troppo complessi per essere pensati? La loro storia, che ha visto prima uno dei miglior esempi di convivenza nella multiculturalità sotto l’impero ottomano e poi guerre senza confini e senza nette divisioni di nemici/alleati/combattenti/pacifisti/rivoluzionari, richiede uno sforzo di memoria troppo considerevole per essere ricordato e quindi meglio semplificare. Ma si sa cosa succede quando si semplifica, quando non ci si prende il tempo di riflettere: si uccidono parti di noi, degli altri e si chiudono mondi.

Ero lì per assaporare il retrogusto amaro della storia contrastante e dura dei Balcani degli anni 90 ben sintetizzata nelle contraddizioni ben evidenti della città di Prishtina: palazzi futuristici da una parte, camionette con dentro militari ben equipaggiati della KFOR, UNMIK, EULEX e quasi ogni macchina su due con “appiccicato” un bollino di una qualche organizzazione umanitaria dall’altra.

Sono qui per vivere e accettare lo stato di fragilità in cui il viaggio ti pone! Si dice che talvolta le persone partono per scappare da se stesse ma a me il viaggio fa da sempre tutto un altro effetto e forse per questo, per quanto mi attiri, non è una scelta che ho potuto fare in ogni momento della mia vita: il viaggio per me è lo specchio ineludibile di chi sei e di che cosa vuoi! Il viaggio scava le tue stanchezze e forza i tuoi limiti, ma ti offre su un piatto d’argento il cambiamento!

Sono appena trascorse due settimane e già inizio a respirare aria di casa qua nella graziosa Peja/Pec ma Sokol continua a farmi notare che tutte le volte che esprimo un mio parere, positivo e negativo che sia in merito a qualcosa, la frase per il 98% delle volte esce dalla mia bocca in termini più o meno celatamente comparativi con la realtà più nota di mia conoscenza, quella italiana, e non smette di ripetermi: “Qui siamo in Balkans non in Italia!”.

Annunci

17 Responses to IMPARARE AD ESSERE STRANIERI

  1. E’ bellissimo, complimenti. Molto toccante e scritto bene (aspetto fondamentale).
    Leggendo ciò che hai scritto sembra quasi di poter entrare, almeno un minimo, in quella realtà. Capisco quanto sia difficile. Andare in Togo è stato complesso seppur per un periodo molto più breve e tornare, vedrai, sarà forse più devastante.
    E’ una questione di punti di vista….siamo tutti un po’ stranieri.

  2. giulia says:

    Bravissima la mia memolina !!! Bellissimo post !

  3. Noemi says:

    ..ero indecisa se intervenire in un blog..ma quando si tratta dei Balcani come resistere?
    Leggendo il tuo post non ho potuto non identificarmi con quello che hai scritto: le stesse sensazioni provate quando ero arrivata in Albania..e anche quando mi sono trasferita in un’altra regione italiana per lavoro ..sentirsi ‘stranieri’ e spaesati all’inizio di avventure del genere é più che normale, nonostante, come dici tu, si sia cercato, sognato e voluto partire…con il tempo le cose miglioreranno anche se ogni giorno ci sarà una piccola battaglia per vincere i propri limiti e le proprie paure e, al ritorno, ti sentirai straniera a casa tua..ma almeno sarai un pò allenata e così ricca di esperienze e nuove amicizie!
    In bocca al lupo e grazie per la condivisione di questo viaggio.

  4. Veronica says:

    Non mi rendo ben conto di quello che si possa provare ma pensando alla tua esperienza prima di partire potevo immaginarti delle sensazioni di estraneità che potevi provare… certo con quel post le rendi davvero palpabili e spero un giorno di avere il coraggio anch’io di affrontare un ‘vero’ viaggio.

    Magnifico post Ele!

    Un abbraccio

  5. felice says:

    Che dire di questa amica che parte e ha la lucida capacità di raccontare ad altri l’essenza del viaggiare in un luogo straniero che è anche il significato di qualsiasi momento di conoscenza. Sentirsi estranei in un posto lontano ma anche sentirsi estranei nel cambiare casa, nell’iniziare a conoscere la città scelta come sede per i propri studi, e perchè no sentirsi estranei di fronte a qualsiasi cosa non si conosca ed allo stesso tempo concedersi la possiblità di rapportarsi all’ignoto con la curiosita di conscerlo. Chissa magari potremmo viaggiare anche stando seduti tramite questo blog, imparare nei luoghi dove oguno di noi vive a cogliere l’ inatteso ciò che smuova il modo di vedere il mondo che ci è più familiare in modo scontato. Perchè poi siamo cosi sicuri di conoscere così bene ciò che ci circonda?
    L’idea, se ho capito, è quella di un ponte tra i due paesi, mostrare cosa sono i balcani oltre l’mmagine della guerra e allora ben vengano i paragoni se non sono del tipo meglio peggio..Per esempio io perchè dovrei venirci li in kosovo?perchè dovrei interessarmene? magari elena riesce a convincermi cogliendo ciò che può rappresentare uno stimolo per chi ha degli occhi italiani curiosi..o affamati..e quindi mi chiedevo ma che si mangia da quelle parti? da dove arrivano cibi e bevande? come si riunisce la gente attorno ad una tavola? Ma sarà che ho fame ma per esempio a Roma ci stanno un sacco di curiose usanze su sta roba..tipo si portano “il fagotto” nelle Osterie li da quelle parti?

    • Elena says:

      Perché dovresti venire in Kossovo?
      Perché è una realtà da conoscere e se sei curioso di andare a visitare una città come Berlino per vedere i suoi contrasti tra vecchio e nuovo, tra Berlino est e Berlino ovest, i palazzi ancora (anche se ormai pochi) distrutti dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e quelli futuristici appena ricostruiti, perchè non dovresti venire a vedere Prishtina, la bellissima e controversa capitale del Kossovo!
      Poi se si deve parlare della bellezza dei posti per far muovere le persone a frotte allora come non menzionare la Val Rugova (di cui puoi trovare anche delle foto uploadade sul blog) e per visitarla esistono già dei percorsi strutturati: http://www.rugovaexperience.org/!

      Perché dovresti interessartene?
      Per esempio perché qui il cittadino medio si trova ad affrontare delle difficoltà quotidiane che noi diamo ormai per superate, vedi la semplice questione del viaggiare: le persone del Kossovo per poter andare in qualsiasi parte del mondo devono attenersi a delle procedure lunghissime (intorno ai 3 mesi) e complicatissime (dichiarazione dei redditi, contratto di lavoro, pagamento regolare delle tasse e invito scritto da chi ti ospiterebbe nel paese in cui vuoi andare e che inoltre deve essere in grado di garantire economicamente il periodo della tua permanenza) e per il 70 % delle volte non è detto che ti rilascino il visto! Forse è una problematica che va conosciuta in momento in cui si dice che tutto è globalizzato e libero!

      Che si mangia da queste parti? E come si riunisce la gente intorno ad una tavola?
      Il piatto tipico è la carne in qualunque modo essa venga proposta (fritta accompagnata dalla verdura, ricoperta da una salsina ai funghi, messa nella pasta a sfoglia fatta a mano) e a prezzi assolutamente accessibili, un po’ come tutto il mangiare in Kossovo (mentre lo stesso non vale per i vestiti che hanno dei prezzi molto più globalizzati). Contrariamente che in Italia, il pranzo o la cena non sono momenti conviviali, perché tutto quello che deve essere detto viene detto davanti ad un caffè e ad una sigaretta subito dopo il pasto.

      Molte delle vostre curiosità verranno soddisfatte nei prossimi post..e se vi rimangono dei dubbi, chiedete pure!

  6. irene says:

    ciao elena,

    volevo solo dirti che capisco molte delle cose che dici, quel senso di estraneità e di confronto che viene forte in mente quando sei in un paese tanto diverso, o anche solo in un quartiere tanto diverso da quello da cui provieni e sai che ci dovrai stare un bel po’.
    sono anche io convinta che lo stereotipo semplifichi, e credo sia una difesa, il problema è che ti difende anche dalle cose belle, e quindi te ne priva…
    mi fa piacere che i balcani ti abbiano già insegnato qualcosa sulla mediazione dei conflitti, è bellissimo! mi auguro che tu possa riportare anche qui questa tua esperienza al tuo ritorno,

    non so chi abbia fatto le foto del blog ma sono di un intimo struggente, sembra di essere li’ con quei vecchini nel bosco!

    grazie e stammi bene, di cuore,
    un bacio
    ire

    • Elena says:

      Credo che portarsi dietro l’esperienza che sto facendo sia inevitabile, quello che spero è di interiorizzarla e servirmene per vivere in maniera diversa la realtà da cui ho sentito il desiderio di allontarmi: in futuro spero, essendo in grado di interagire con la realtà in cui vivo in maniera più libera, consapevole e creativa, di partire solo per il gusto di viaggiare e di imparare dal viaggio…per ora viaggiare è crescere!

      Le foto le facciamo a turno noi 4: quelle del Kossovo sono mie e di Maddalena mentre quelle della Bosnia sono di Francesco e Silvia!

      A presto,
      Ela.

  7. Tommaso says:

    In Italia purtroppo capita spesso di sentirsi fragili a causa della frenesia insensata della vita che ci spinge ad isolarci sempre più dagli altri e dalla realtà piena di brutture che ci circonda! Ognuno cerca ciò che non ha e non si accorge di quanto a volte può essere prezioso un abbraccio da parte di una persona che ama! Nei paesi dove vi è povertà è più facile che le persone riscoprano i veri valori della vita! purtroppo l’Italia è il classico paese delle cose fatte a metà, che proprio per questo prende il peggio da tutti quelli del resto del mondo! Tutte le nostre libertà si restringono giorno dopo giorno e a molti sembra andare bene così anche se in pubblico si lamentano. Molti credono nella vita oltre la morte: potrà anche esistere non dico di no ma anche questa che stiamo vivendo in questo momento è troppo preziosa per sprecarla a odiarci a vicenda!!

    • Elena says:

      Caro Tommaso,
      credo che tu abbia messo in evidenza un aspetto non secondario nella tematica dell’essere stranieri: essere stranieri all’estero o in posti nuovi, anche se non è facile, è in un qualche modo accettato e comprensibile, ma sentirsi stranieri in casa propria deve veramente far riflettere. è un pò come sentirsi soli: a volte puoi scegliere di stare solo e di viverti quell’emozione, ma ciò che ti scuote è sentirsi solo in mezzo a tanta gente. Come lessi una volte: “Non facciamo casa nel pensare tutti la stessa cosa ma come vicini di casa, di desiderio e di sogno: come compagni di viaggio”. La tua casa è dove riesci a portarla, gli amici sono dove riesci a scoprirti…purtroppo e per fortuna credo che non abbia niente a che fare con la prossimità geografica!

      Buona strada,
      Ela.

  8. Federico says:

    Mi hai tolto le parole ma hai acceso in me un susseguirsi di riflessioni e pensieri portandomi a provare anche diverse emozioni,non tutti sono capaci di trasmettere e infondere certe sensazioni attraverso la scrittura.
    Mi auguro di leggere presto altri tuoi reportage riguardo questa tua nuova esperienza,sia per esserne deliziato come lettore sia per saziare questa mia fame di curiosità verso i Balcani.

    A presto Elena,
    un bacione
    Fede

  9. serena says:

    “accettare” di essere stranieri è tanto difficile quanto “sentirsi” stranieri. o forse lo è di più. tanti si possono sentire come tali, ma non tutti si calano nella realtà di esserlo.in una condizione viva e reale di “straniero ” potrebbero essere vissuti gli stereotipi e viste le diversità da occhi tanto attenti al confronto quanto aperti e vogliosi di immergersi in un nuovo mondo dimenticando per un pò la “diversità” . se ci si “accetta” stranieri si finisce col non esserlo più?

    • Elena says:

      In effetti quando vivi a lungo una certa condizione e riesci a farla tua credo proprio che diventi parte integrante della tua identità: non lo chiamo più “essere straniero”, lo chiami “essere a casa”!

      Grazie Serena,
      Ela.

  10. Emnuele says:

    Complimenti alla mia sorellina per il pezzo scritto in perfetto stile giornalistico e con una foto che già da sola apre la mente a mille pensieri, emozioni, dubbi, suggestioni.
    Tu hai scritto e hai fotografato un pezzo dei Balcani che va risanato, aiutato. Sarebbe stato stupido e inutile allo scopo per cui sei lì, fare un reportage sui nuovi costumi occidentalizzati di cui si sta riempiendo un Paese che ha bisogno di aiuti veri e non del nuovo Mc Donald di turno.
    Il compito che hai scelto è guardare, vedere, documentare e aiutare a risanare le crepe di un Paese dalle vene aperte.

    Un abbraccio
    Ema

  11. Fabio says:

    La cosa più difficile di viaggiare è accettare quello che il viaggio ti propone,ben diverso da quello che si pianifica o si immagina prima della partenza. Vivere un viaggio va al di là del semplice affrontarlo, e spesso apre panorami che neanche si possono immaginare , che toccano il profondo di una persona costringendola a riflettere, pensare, a crescere. Sono contento di leggere tra le tue parole l’inizio della percezione del perchè sei li, e la voglia che hai di affrontare questa esperienza nonostante l’iniziale disorientamento. Alle tue parole aggiungo semplicemente che sei li per vivere una parte di te e questa e la conquista più grande che una persona possa ottenere.

  12. Giuseppe says:

    l’arte dell’essere stranieri, la ricchezza della diversità.
    Sei lì per aiutarci a combattere il pregiudizio di chi sta in casa, qui, con la porta chiusa e la televisione accesa.
    Complimenti per il pezzo 🙂
    Un abbraccio da più vicino di quanto possa sembrare

  13. Lorenzo says:

    Non so perché, ma da come parli di Sokol mi viene naturale immaginarlo come il personaggio di un libro di Stefano Benni…e sono tutti personaggi straordinari.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: