Viaggiare leggendo: “Diario di Maja. Un’adolescenza a Sarajevo”, di Nenad Veličković

Diario di Maja Un’adolescenza a Sarajevo

 

Di Nenad Veličković

a cura di Dunja Badnjević Orazi

Editori Riuniti, 1995

 

 

Quando, prima di partire, mi parlavano dell’ “umorismo nero balcanico” non capivo. Questo libro ha un pò chiarito in me il concetto: un diario ricco di ironia, la storia di una guerra, quella jugoslava degli anni Novanta, raccontata attraverso gli occhi critici e sinceri di un’adolescente.

Maja, una giovane studentessa di Sarajevo, è costretta, durante il periodo d’assedio alla sua città, a rifugiarsi con la sua famiglia nel vecchio museo della città, di cui il padre ne è il direttore.

“Papà era rimasto a dormire nel Museo, richiamandosi a quel detto che il capitano deve essere l’ultimo a lasciare la nave che affonda. Ma dato che il Museo non era stato affondato – ossia incendiato – mentre il nostro appartamento stava bruciando, all’ultimo momento, in preda al panico, ci siamo trasferiti da papà diventando ufficialmente  abitanti del Museo” (p. 10).

Il Museo diventa quindi il rifugio in cui un’intera famiglia allargata (molti sono i personaggi senza alcun legame di parentela che gravitano attorno al mondo di Maja) trascorre i suoi giorni, scanditi dalle granate, senza né luce né acqua, e vive ricordi di una tranquilla vita passata alternati alle vicissitudini quotidiane che, sebbene siano folli, sono diventate ormai “normalità”.

Maja sta vivendo la guerra, una guerra complessa di cui cerca motivi e spiegazioni attorno a sé: “Non possiamo uscire perché sopra c’è la guerra. La guerra è tra i serbi, i croati e i musulmani. Davor dice che la stanno facendo perché i croati hanno la Croazia, i serbi la Serbia ma i musulmani non hanno la Musulmania. Tutti pensano che sarebbe giusto che l’avessero, ma nessuno è d’accordo sui suoi confini. Papà dice che Davor è un somaro e che la guerra si fa perché i serbi e i croati vogliono dividersi la Bosnia, uccidere ed esiliare i musulmani. Io non so cosa dire. Alcuni fatti non mi sono chiari” (p. 11).

Scorrono, come in un film, le immagini delle amicizie perdute, degli amori non vissuti, della ferocia dei cecchini, degli interventi dei “caschi blu”, di oscuri traffici di “borsa nera”. Il tutto scritto in maniera magistrale dall’autore, uno scrittore e giornalista nato nel 1962 a Sarajevo, che vorrebbe forse prendere l’ispirazione da un diario ben più famoso, quello di Anna Frank. Il sapore che lascia in bocca una volta letto non è però il medesimo: il diario di Maja rende poco, e solo fra le righe,k le sofferenze durante l’assedio a Sarajevo e la guerra civile. Quella che si mastica è, né più né meno, la visione schietta, senza infamia e senza lode della realtà della giovane.

 

Nenad Veličković – Nato a Sarajevo, BiH, nel 1962. Fin dai tardi anni ’80 combina il lavoro di giornalista con la scrittura di racconti, novelle, sceneggiature e testi teatrali. Nel 1992, quando esplode la guerra in Bosnia Erzegovina, entra a far parte dell’esercito regolare bosniaco e partecipa alla difesa di Sarajevo. Terminata la guerra resta a Sarajevo dove tutt’ora vive.

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