Un Intenso Inverno

 

 

Dall’ultima volta che ho scritto è giunto l’inverno qui a Peja/Pec. Un inverno che ha tardato ad arrivare, ma che alla fine ha mantenuto la sua promessa di neve e freddo abbondanti, proprio come secondo previsione e secondo i racconti della gente del posto. Il freddo è pungente e non solo perché qui la colonnina scende anche a meno 17 gradi, ma anche perché il freddo è ovunque: non solo lungo le strade, coperte da solide distese di ghiaccio, ma negli uffici, nei negozi, nelle scuole. In un certo senso potremmo dire che l’inverno è arrivato prima nelle case che nell’aria: la difficoltà di riscaldare gli ambienti chiusi – per lo più con le stufe a legna o con stufe elettriche però soggette ai frequenti cali di energia elettrica – permette che il freddo inizi a nascondersi negli angoli delle strutture sin dai primi freddi stagionali.

Vivere il freddo, come condizione quotidiana, è un’esperienza che non può permettere di non riflettere, come non può non far riflettere il modo in cui ciascun kosovaro – albanese, serbo, rom, egiziano,..- tollera questo stato di cose sperando in un prossimo cambiamento, “magari nel 2011”. Tuttavia ad una serie di difficoltà che sembrano sempre rimanere uguali a se stesse si contrappone una straordinaria velocità, di cui spesso io e la mia compagna di viaggio ci meravigliamo, nel costruire strade, viottoli, piazze, negozi, anche se poi scopri che è il probabile frutto della scelta di investire il pubblico denaro in infrastrutture e non in una organizzazione economica che dia posti di lavoro a tutti e garantisca costantemente acqua ed elettricità durante tutti i mesi dell’anno.

Quest’anno un evento inaspettato ha contribuito a rendere “l’inverno straordinariamente rigido” ma anche carico di considerevoli aspettative per il futuro: a metà dicembre si sono svolte le prime elezioni da quando il Kosovo ha proclamato unilateralmente la sua indipendenza dalla Serbia il 17 febbraio 20081.

Nel corso dello scorso anno il presidente del Kosovo, Fatmir Sejdiu, accusato di detenere due cariche politiche inconciliabili – presidente dello Stato e leader di un partito politico (LDK) – ha dato le dimissioni e la crisi politica successiva è sfociata nelle elezioni anticipate del 12 dicembre 2010.

Nonostante i numerosi tentativi di monitorare l’andamento delle elezioni, molte sono state le ipotesi di brogli elettorali soprattutto nei seggi più periferici, dove gli elettori si sono difesi dicendo che votare per i parenti espatriati e per quelli defunti, apparsi in sogno per esprimere la propria preferenza, non poteva dirsi broglio. Tuttavia le accuse di broglio non sono da far risalire a queste circostanze pittoresche e assolutamente occasionali; l’entità della presunta violazione fa pensare ad una compravendita più sistematica di voti e votanti da parte dei partiti. Nonostante che gli accertamenti si siano conclusi solo qualche giorno fa, indicendo nuove elezioni nei seggi più sospetti, le elezioni hanno ribadito la preferenza per l’ex-premier uscente Hashim Thaci, ma hanno anche presentato due grosse novità: una significativa partecipazione al voto della parte serba e l’assegnazione del terzo posto ad un partito neonato, quale quello di Vetevendosje. Vetevendosje – autodeterminazione in lingua albanese – era un movimento popolare fino a meno di un anno fa quando il leader, Albin Kurti, ha deciso di trasformarlo in partito politico. Il programma presentava tre priorità fondamentali: l’integrità territoriale, la lotta alla corruzione e alla disoccupazione e l’Unione con l’Albania. Curioso il favore accreditato ad un partito che, dopo una lunga lotta per la conquista dell’autonomia territoriale e culturale, propone di appoggiarsi ad uno Stato che, seppur culturalmente affine, è lo Stato “più maturo” dei Balcani – lo Stato di Albania nasce nel 1912 e viene riconosciuto nel 1913 – e che quindi vanta alle spalle una lunga storia di forte identità. Curioso che ad avvicinarsi ad esso sia lo Stato più “giovane d’Europa”, curioso ma forse non troppo se leggiamo questa spinta come il frutto di una stanchezza identitaria accumulata negli ultimi 10 anni. Una stanchezza prima legata ai traumi della guerra, poi alla ricostruzione ad ogni livello – da quello personale a quello infrastrutturale – infine alla lotta alla corruzione e alla disoccupazione. La stanchezza di un popolo che ora, con le recenti accuse relative al traffico di organi di civili e militari serbi imputato al premier Thaci quando era militante dell’Uçk – l’esercito di liberazione del Kosovo durante la guerra – è di nuovo costretto a confrontarsi con il passato, nonostante le già grosse difficoltà di provvedere al presente e la necessità di emergere al più presto a livello internazionale sia in credibilità che in risonanza.

Una lotta insidiosa è in atto, fuori e dentro queste persone, tra le malinconie della guerra, la necessità di mangiare e l’urgenza di un presente che deve essere migliore, una lotta che viene crudamente esternata con modi di parlare duri e battute atrocemente sarcastiche. Ora mi sembra di intuire il significato e le ragioni di un’espressione che lessi qualche tempo fa: “l’umorismo nero dei Balcani”!

 

1 L’indipendenza del Kosovo è stata da allora riconosciuta da 74 dei 192 Stati membri delle Nazioni Unite – tra i quali gli Stati Uniti e 22 Stati membri dell’Unione Europea– ma non dalla Serbia, che continua a considerarlo, a tutti gli effetti, una sua provincia, nonostante la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja – il 22 Luglio 2010 – abbia riconosciuto valida la dichiarazione d’indipendenza del Kosovo proclamata nel 2008.
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3 Responses to Un Intenso Inverno

  1. giulia says:

    sempre più belli i tuoi post! ^-^

  2. Lorenzo says:

    Bello il passaggio dall’inverno “climatico” a quello “politico” 😉

  3. Fabio says:

    Il primo post era la descrizione shietta e sincera delle tue emozioni e delle prime sensazioni della realtà che stavi per affrontare. Un post bello e sincero, di quelle che sono l’emozini che si provano lontano da casa in un posto sconosciuto.
    Sicuramente una descrizione di presentazione, più per personale e conoscitiva di sensazioni mai provate, che della posto di cui avevi solo una percezione.
    Ma Il tempo passa e il contenuto dei commenti è sempre più consapevole della realtà che vivi, testimone del fatto che è sempre più parte di te e della tua esperienza in un paese a molti sconosciuto anche solo geograficamente.

    Brava elenuzza

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