Italians

 

ITALIANS

di Maddalena Alberti

 

Stare all’estero per un po’ di tempo ti rende più cosciente della tua nazionalità, e quindi nel mio caso della mia italianità, al punto da rendermi così malinconica da accendere Rai 1 e farmi assuefare dai pacchi, dalle domande di Carlo Conti e dalla parzialità del TG1….mi ritrovo perfino a guardare San Remo, dimentica di quando l’anno prima lo schifavo in mezzo ai mie amici perché “tu sei quella alternativa”, che non si adatta alla normalità dell’italiano medio….

Ho guardato San Remo, sul mio divano di Peja/Pec, e mi sono addormentata cullata dalla trita e ritrita musica italiana….ma sono anche stata svegliata da quel sonno pacifico, perché un rumore fastidioso, penetrante, che proprio non mi lasciava dormire mi ha aperto gli occhi….Albano…con quei suoi acuti a mio parere perforanti! Mi è servito Albano per svegliarmi, e ricordarmi che l’Italia, che spesso mi manca, c’è anche qui, in Kosovo, e che noi, gli italians in Kosovo, abbiamo tutti delle storie, dei percorsi, delle strade, che in un modo o in un altro ci hanno portati qui, e che in un modo o in un altro ci portano ad amare questo paese.

Di amore per il Kosovo ne ho trovato tanto in un posto in particolare, in un angolo di Italia dove è possibile assaporare dei veri tagliolini fatti a mano, delle tipiche scaloppine come me le faceva la mia nonna, e un tiramisù che sia fatto con il mascarpone e il caffè da moka, e non con la panna e qualcosa che sappia di caffè. Sto parlando de “Il Passatore”, situato a Prishtina, e gestito da Antonella…eh si….Antonella, un’emiliana espatriata anni fa, e che in Italia non ci è più voluta tornare.

Antonella è una donna sui cinquant’anni, dal passato tipico di una combattente per i diritti e per la dignità delle donne, per la libertà. I poster delle manifestazioni femministe degli anni Sessanta campeggiano sulle pareti del locale, tra una foto ricordo tra amici di un tempo, un manifesto di Che Guevara e i ritratti degli amici di oggi, i kosovari.

Antonella ha cominciato la sua vita da migrante dopo aver lavorato per diversi anni in una cooperativa sociale per l’assistenza a persone disabili, si è trasferita con una multinazionale che costruiva alberghi in Africa, dove ha vissuto 3 anni, dove ha imparato la lingua, le usanze, e la perdita di persone care distrutte dall’HIV. Dell’Africa Antonella racconta le biciclettate tra i villaggi, e i giri in jeep in quell’Africa vergine che oggi sembra difficile trovare ancora, dell’Africa porta il sapore nel cuore, e un ciondolo d’oro con la forma di quel continente a lei tanto caro al collo.

Dal caldo d’Africa, al clima temperato dell’Europa, i viaggi di Antonella sono stati molti, fino a quando l’Albania l’ha accolta per la prima volta. Tra la ricostruzione di un albergo, e la costruzione di un altro, gli anni passati a Tirana sono stati molti, e la passione per il popolo albanese è cresciuta, tanto da aprire quasi per scherzo un ristorante con un amico, mettendo a servizio le sue grandi qualità culinarie fino a quando non è cominciata la guerra in Kosovo, e con quella, i primi arrivi di profughi.

Aiutare nei campi profughi ha portato Antonella ad incontrare tante situazioni disastrate, ma il suo lavoro di anni in una cooperativa per disabili, ha sollecitato la sua sensibilità nei confronti di una famiglia di Prizren, con una figlia down, che sembrava avere più bisogno di molte altre. Venti perone sono state ospitate nella sua casa per diversi mesi, in attesa di poter ritornare nella propria abitazione. Andare a trovare questa famiglia, una volta ristabilita in Kosovo, ha spinto Antonella ad avvicinarsi al Kosovo, e alla sua terra bruciata dalla guerra, dove c’era un grande bisogno di bellezza, e di realtà che facessero respirare un po’ il cuore in mezzo alla distruzione. Fatti i bagagli, lasciato il ristorante a Tirana, Antonella è partita per Prishtina ed ha aperto qui un ristorante, “il passatore”, appunto, nel quale sono stati ospitati tanti funzionari di grandi associazioni, tanti ambasciatori, ma anche tanti kosovari, che qui hanno potuto respirare un’aria di casa, e di cura. Il ristorante infatti ti accoglie come nel salotto di una casa, pochi sono i tavoli, l’arredamento è famigliare, e la gestione ancora di più. Non è raro mangiare mentre Antonella accarezzando il suo gatto se ne sta seduta sul divano davanti alla televisione….quella televisione che è sempre su Rai 1, sui pacchi, su Carlo Conti, sulle mezze verità del TG1, quella televisione che è sempre su ciò che in Antonella è ancora italiano, perché in fondo, seppur nell’amore per un altro Paese, la sua gente, la sua storia, le radici solleticano sempre le corde di ciò che in noi, è ancora terribilmente, ma anche dolcemente, italiano.

 

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5 Responses to Italians

  1. Laury says:

    …Ti sto aspettando!;)

  2. Emiliano says:

    .. ci andavo, al passatore di Tirana… anche se la memoria si fa debole, e non ricorda qual’era, tra i vari ristoranti italiani…

  3. Purbeurre says:

    Vicinanze…
    In certi momenti si può star vicini solo se lontani.
    Ogni limite ha una pazienza! diceva Totò.

  4. Giulio says:

    spero un giorno di poter andare tutti insieme a mangiare al ristorante di Antonella a Pristhina.
    Aspettiamo con ansia l’invito … e l’occasione …
    Un caloroso abbraccio
    Giulio e Anna

  5. paolo says:

    ciao Madda …. ma…..
    quell’intruglio di fiori e bacche secche per il raffreddore che mi hai portato….
    hai capito come si usa???!!!

    ogni giorno che entro in ufficio e vedo quel che resta della tua piantina e quel pacco di cose secche… mi vieni in mente
    Spero che tu stia bene e ti mando un grosso saluto
    ciaoooooo

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