In Bilico

IN BILICO

di Maddalena Alberti

La scuola è finita. Le sfilate dei ragazzi della “matura” per le strade della città rendono ancora più evidente che un periodo dell’anno si è concluso, che un ciclo è arrivato alla fine, e che tutta la popolazione è pronta a stringersi attorno ai suoi giovani per sostenerli, per fare il tifo per loro.

Anche per me un ciclo è quasi giunto alla fine. Sono arrivata in Kosovo a ottobre, e ad agosto tornerò in Italia: la scuola per me ha determinato non solo la sostanza del mio servizio, ma ne ha anche dettato i tempi. E allora è tempo anche per me di far sfilare in qualche modo i progetti iniziati, quelli finiti, e quelli che ancora sono in corso, per vederne i lati forti e quelli deboli facendo i conti con quegli aspetti che rimangono in bilico.

Rimangono in bilico le fotografie dei ragazzi di Gorazdevac su ciò che li rende felici oggi, in bilico tra la normalità e l’eccezione. La normalità di chi ha fotografato i propri amici o il trattore appena acquistato dalla famiglia, e l’eccezione che sta nella scelta di immortalare l’ex fabbrica che durante la guerra era base militare. Cosa c’è di felice, in quel luogo? Quel ricordo, che apporto può dare alla felicità di oggi di un ragazzino di 13 anni?

Rimane in bilico il prodotto di uno stesso progetto fatto nella scuola dell’enclave serba e in una scuola di un quartiere alle porte di Peja/Pec caratterizzato dalla presenza di molte minoranze. In bilico tra il dovere in quanto educatrice di accettare e valorizzare ciò che viene dai ragazzi, e l’impossibilità di condividere il lavoro fatto tra serbi e albanesi perché le montagne fotografate da Jovan sono per lui le “montagne più alte della Serbia”, mentre per Edison sarebbero certamente “le montagne più alte del Kosovo”. Perché la bandiera serba fotografata da Bosijlka come baluardo della sua scuola, che la rende “fiera ogni volta che la vede”, agli occhi di Sphresa suonerebbe come un’offesa.

Rimane in bilico la percezione dell’interesse delle scuole locali a collaborare per il beneficio dei loro studenti. In bilico tra il pretendere supporto “dagli internazionali”, e la non volontà di fare un pizzico di fatica per rendere un progetto scorrevole, dando alla maggior parte possibile dei ragazzi l’opportunità di venire a fare uno scambio in Italia.

Rimane in bilico la sensazione che quello che si è fatto abbia avuto un qualche valore. In bilico tra la percezione di aver fatto qualcosa di nuovo e coinvolgente per gli studenti, e la certezza di non aver potuto offrire loro la risposta ai bisogni primari come la necessità di avere un banco a testa, dei bagni puliti, delle strutture meno fatiscenti.

Gli aspetti in bilico sono molti alle porte delle fine di questi mesi passati tra le scuole e i loro studenti, eppure sono certa che un equilibrio ci sia stato, e che il mio compito sia quello di individuarlo, prima che agosto inviti noi 4 volontari a sfilare per la parata conclusiva di questo intenso anno di servizio civile.

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