Prijedor – Zagabria: viaggio nel tempo

PRIJEDOR – ZAGABRIA: viaggio nel tempo.

 di Francesco Mongera

Il treno bosniaco ti resta dentro, ti resta sulla pelle, nei vestiti, sui capelli. Il treno bosniaco è un’esperienza che inizia ancora prima di cominciare, quando cerchi di comperare un biglietto con un paio di giorni di anticipo e la persona allo sportello fa di tutto pur di non vendertelo, perché “non te lo rimborsiamo più una volta comperato”, perché “non si sa mai che cambi idea”, perché “magari arriva un po’ in ritardo e decidi di viaggiare con un altro mezzo”. Dati tutti questi avvertimenti e (s)consigli all’acquisto, passi i restanti giorni prima di prendere il treno pensando che se è tutto vero ci rimetti i soldi del biglietto che ostinatamente, contro tutto e tutti, hai voluto comperare con anticipo.

Arriva il giorno, 10 minuti prima sono in stazione e scopro che a quell’anticipo devo aggiungere 100 minuti di ritardo. L’esperienza continua. Il numero 100 mi fa pensare che sia arrotondato, per difetto. Così è, 10 + 100 + il cospicuo difetto fanno quasi 2 ore e mezzo di attesa. Passa un solo altro treno in tutto quell’aspettare. Due vagoni più locomotiva, arriva da sinistra e va a destra: non è sicuramente il mio. Mi hanno raccomandato – visto che non capisco proprio bene gli avvisi all’altoparlante e di tabelloni orario-treno-binario-destinazione non c’è traccia – che il mio treno ha tre vagoni e un locomotore. E va verso Novi Grad, arriva da destra e prosegue a sinistra. Aspetto finché le persone che aspettano come me, al sentire una voce metallica dall’altoparlante, non cominciano ad attraversare i binari per posizionarsi un po’ più in mezzo, giusto di fronte a uno di quei merci parcheggiati li da mesi. Merci apparentemente nuovi, in realtà mi dicono che sono “ristrutturati”. Entrano vecchi, arrugginiti e con i fianchi arrotondati e segnati dalle tante cose portate, in un hangar per treni, passando sotto una scritta in metallo che porta indietro nel tempo di parecchi decenni. A me continuano a sembrare nuovi, ma non mi stupirei del contrario.

Mentre aspetto c’è tanto tempo per pensare al fermento di Prijedor negli ultimi giorni, alle giornate interminabili per preparare la Fiera delle Associazioni, a quanto è bello e strano, per Prijedor, vedere gente diversa, da posti diversi, condividere una piazza per una giornata. Per pensare, ancora una volta, a quanto una città così ha bisogno di aprirsi e accogliere modi di pensare alternativi, musica differente, visioni del mondo. E a quante volte, nei mesi passati, ho attraversato quei binari perennemente vuoti sperando in simile fermento.

Il treno che si fa attendere finalmente arriva, più o meno quando avrebbe dovuto già essere a destinazione, a Zagabria. Per cercare di passare le successive 3 ore in tranquillità cerco lo scompartimento più vuoto. Una sola persona, ma un’aria densa di rakja che mi viene puntualmente offerta poco dopo essermi seduto. Diffido ma non posso rifiutare almeno un’annusata e un sorso. C’è chi invece non diffida, anzi, sembra apprezzare. Il controllore controlla il mio biglietto e prende un sorso a compenso del biglietto del mio compagno di scompartimento. Ritornerà più volte nell’ora di viaggio che seguirà in terra bosniaca. Fuori, sul corridoio, la gente accende e spegne sigarette, come succedeva anni fa anche sui (migliori) regionali italiani.

Alla frontiera croata tutto cambia, niente più rakja nello scompartimento, niente più sigarette sul corridoio. I controllori diventano puntigliosi, a loro non piace scherzare con il mio compagno di viaggio che continua indisturbato il suo “boffonchiare parolacce”, lodi colorite delle ragazze bosniache e ricordi di quanto bene si stava “prima”, quando non salivano sul treno gendarmi a verificare i passaporti.

L’atmosfera dentro il piccolo treno si acquieta, mentre fuori si fa buio e la locomotiva tira i tre vagoni in mezzo ad alberi che abbassando il finestrino e sporgendosi un po’ si possono quasi toccare. Lentamente gli alberi lasciano posto alla periferia di Zagabria, poi sempre più luci e palazzi grandi e strade trafficate. Non posso evitare di pensare a questo piccolo treno vecchio quanto un merci ancora da sistemare penetrare il cuore di Zagabria, moderna, luccicante. Sembra venga da un altro mondo, molto lontano, e porti gente e odori di altre epoche.

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2 Responses to Prijedor – Zagabria: viaggio nel tempo

  1. Marzia says:

    Il sito di un interessante progetto sui treni bosniaci:

    http://www.daytonexpress.org/data/index.html

  2. A8mani says:

    Molto interessante, e molto creativo. Grazie Marzia, ogni contributo è benvenuto.

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