Geopolitica Pubblicitaria

GEOPOLITICA PUBBLICITARIA

Quella che abbozzo in questa pagina è una storia a tre, una storia di geopolitica pubblicitaria, con forti influenze religiose.

I PROTAGONISTI:

N°1 – Un tennista, attualmente il più forte al mondo, Novak Ðoković: il volto più mediatico a livello internazionale di tutta la Serbia. Un simbolo di successo, positivo su tutti i fronti, slegato dal passato, legatissimo al suo Paese e (apparentemente) all’ortodossia religiosa del suo Paese: “the best Serbian brand” per la città di Belgrado nel 2010. Per la sua esposizione mediatica è una sorta di ambasciatore serbo nel mondo. In un’intervista rilasciata pochi mesi fa, Pedrag Simic, ex ambasciatore serbo a Parigi, ha dichiarato: “I politici possono esercitare influenza nei circoli politici, ma tra le persone normali, ogni gesto di Ðoković lascia una forte impressione positiva di tutto il popolo serbo”.

N°2 e 3: Due politici: Putin e Medvedev, rispettivamente primo ministro e presidente di quella Russia che mantiene storicamente un legame stretto e di forte influenza con la Serbia. Oltre che politicamente, Russia e Serbia sono legate “etnicamente” (popoli slavi) e le loro popolazioni per la maggioranza aderiscono alla chiesa cristiano-ortodossa.

LA STORIA e UNA BREVE CONSIDERAZIONE PERSONALE:

Cosa hanno a che vedere i tre protagonisti l’uno con l’altro? I loro tre nomi, e la foto di Ðoković, campeggiano da settimane su cartelloni pubblicitari sparsi per la città di Prijedor – Republika Srspka di Bosnia Erzegovina – per pubblicizzare un’oreficeria il cui business è, come dimostra l’immagine, centrato sugli oggetti religiosi ortodossi.

Gran parte della popolazione della Republika Srspka, a seguito del conflitto del ’92-’95, è composta da serbi. Molti guardano con ammirazione alla Serbia e, in moltissimi casi, abbracciano convintamente quella chiesa serbo-ortodossa che permea ogni aspetto di questa società, inclusa (e soprattutto) la politica. Lo sport, la politica e la religione, usati insieme in questa pubblicità si rafforzano a vicenda. E vanno oltre le mire pubblicitarie: amplificano un’idea nazionale e un’identità ben definita qua dove la questione identitaria è stato uno fra gli elementi che hanno fomentato l’ultimo conflitto. Contribuiscono inoltre a stringere ancora di più i legami tra la dimensione temporale di stati sovrani con quella spirituale di una confessione religiosa basata sul concetto di nazione e, infine, diffondono la percezione di uno sguardo che vira verso Est, quasi una sfida alla voglia di Europa. Chiara quella della Serbia dopo gli arresti “mediatici” di Goran Hadžić e Ratko Mladić, ma ancora indefinita, malleabile e lontanissima quella della Bosnia Erzegovina.

L’IMMAGINE

Ðoković, Putin, Medvedev … portano i nostri prodotti, perché non voi !!!

 

Cartelloni pubblicitari così sono sparsi per la città. Quello riportato qua, nello specifico, è sulla principale via d’accesso al centro. Fronte e retro: per chi arriva e per chi lascia Prijedor.

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