Amara e Dolce

AMARA e DOLCE

di Elena Pagni

NJOMJA E FIKUT (La dolcezza del fico)

Naime Beqiraj è una delle più famose giornaliste del Kosovo. Ha iniziato la sua carriera nel 1983, anno in cui ha pubblicato il suo primo articolo su “Bota e re” (Il giovane mondo), giornale per gli studenti dell’Università di Prishtina. Da allora ha scritto numerosi articoli per diversi giornali kosovari – Kosovarja, Bota sot, Eurozen, Ekskluzive VIP – affrontando le tematiche del mondo giovanile, della letteratura e dell’arte. L’impegno durante tutta la sua carriera è stato quello di dare voce alla realtà kosovare tramite la descrizione della vita culturale e artistica di quest’ultima.

Naime è anche la sorella di Ilir, il traduttore del mio staff, che qualche settimana fa tutto orgoglioso mi ha portato al lavoro un piccolo libricino dalla copertina nera e lucida su cui spiccava una foto molto bella di sua sorella e una scritta gialla NJOMJA E FIKUT. La dolcezza del fico è la raccolta di poesie di cui Naime è autrice, e nonostante la traduzione estemporanea, tanto per farmene darmene un’idea, ho convenuto che fossero davvero molto belle, espressive e ricche.

È da quel momento che ho sentito il desiderio di raccontare questo Kosovo per una volta da chi lo ama tanto e lo ha tanto difeso e di condividere con voi l’emozione che leggere queste poesie mi ha suscitato. Insieme ad Ilir abbiamo scelto una poesia che vi parlasse di questa terra, amara e dolce.

 

Composizione per un fiume – di Naime Beqiraj

 

Da grande 

Creerò un fiume

Per nutrire le terre secche

Per arricchire la terra di nessuno

Con nuova energia

 

Una goccia d’acqua

Anche per l’amico incerto

Altrimenti non puoi giustificarti

Terra mia

 

Legata con la coda

Da nord a sud

Lì abbiamo la nostra parte,

Uomo,

Per sconfiggere

La nostra incertezza

Senza mai diventarci felici

Con nuova energia

 

Una goccia d’acqua

Anche per l’amico incerto

La terra secca

 

Invece di soffocarti

Perché non prendi esempio

Dal sistema d’irrigazione dall’antichità

 

Il mondo non è tutto

Di coloro

A cui il mare apre le porte

 

Mia terra bruciata

Spaccata, seccata

falsa, coagulata

Altrimenti non puoi giustificarti

Terra mia

Legata con la coda

Da nord a sud

Irraggiungibile

 

Il mondo, come la terra,

è di coloro che si fanno avanti

 

Non so ancora il tempo

Quando partorirò un fiume

 

Amico, eri lontano

Per augurarti

Sia le sconfitte che le vittorie.

 

Ad una poesia dovrebbe seguire solo il silenzio e non una spasmodica ricerca di senso ma stavolta mi piacerebbe accompagnarla con alcune parole con cui Naime me l’ha raccontata.

“Il fiume rappresenta la vita, il movimento, la libertà, l’universo, ma esso può seccarsi se ogni giorno che passa viene soffocato dal caldo spietato, costretto tra una terra che soffre la siccità e tra un cielo che non lo guarda più, che lo ha dimenticato. Terra e fiume, questo binomio indivisibile che crea vita, spesso in questo mondo sono in pericolo, spesso la loro esistenza è minacciata da numerose forze contrarie, ma il loro compito è di resistere. La terra è stata creata per resistere, per lottare, per non essere sradicata e anche quando è secca, spaccata, spezzata, bruciata rimane sempre terra, attaccata a chi la vive e a chi ci cammina sopra. La forza del fiume risiede invece nel suo coraggioso perenne, scorrere scorrere scorrere…

Questa poesia parla del passato, racconta la storia della mia terra ed è stata scritta in un periodo molto difficile della storia della mia vita e della storia del mio popolo. Una storia piena di tragedie, paure, orrori, incertezze, ansie, speranze e gioie…intrecciate agli sforzi per la sopravvivenza e alla lotta per la liberazione – fisica e spirituale – di un popolo intero, di una terra martoriata da molti secoli. I tanti momenti di dolore e di sofferenza che si sono protratti nel tempo si sono tradotti frequentemente in frustrazione e rabbia. Il dolore e la sofferenza per molto tempo non hanno avuto voce, se non una voce bassa, appena percettibile, ma che alla fine, siccome nessuno la ascoltava, diventava sempre più atona più stanca, come anche l’essere umano che la articola e come il popolo stesso. Un popolo che nonostante tante sofferenze e oppressioni, non si è mai allontanato dalla propria terra, anche nei momenti più dolorosi della sua esistenza, con la forte speranza, che si è poi avverata, di ritrovarla un giorno, di riabbracciare le proprie radici, di ritornare nelle proprie case e, in mancanza di queste ultime, nelle loro macerie … dove alla fine si può ancora respirare l’aria di questa amata terra, godere della sua bellezza ed essere molto orgogliosi della propria storia e dei propri antenati.

Terra mia, creatura antica e coraggiosa, dove si nasce, si cresce, si vive e si muore, dove tutto ha un gusto dolce, dove c’è il sorgere del sole, dove tutto il mondo è tuo, dove sud e nord, est e ovest, sono un tutt’uno, dove la felicità può tramutarsi in dolore e il dolore in felicità, dove convivono sconfitte e vittorie, dove gli anni dell’infanzia e della giovinezza sono la vita vera, dove il fiume non si sente mai solo, dove la bellezza ha solo un nome e dove il mondo ha solo un nome: mia terra.”

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: