I Pianoforti di Gjergj

Gjergj e il suo pianoforte

 

Una notte sul canale di Lubecca in una vecchia fabbrica di polvere da sparo lì giacciono nella polvere accatastati i vecchi pianoforti dalla guerra abbandonati, cani senza più padroni sull’attenti come vecchi maggiordomi, e in quelle casse sorde e impolverate giace lì il silenzio di milioni di canzoni”

Vinicio Capossela, I pianoforti di Lubecca

 

Gjergj è un bell’uomo, con un bel sorriso, qualche capello bianco e delle spalle e delle mani grandi, e forse anche un po’ tozze.

Guardi il signor Gjergj, ti fermi sulle sue spalle, ti concentri sulle mani, e te lo immagini a curare la terra, un saggio contadino, che dall’alto della sua esperienza e del lavoro fatto con quelle mani riesce certamente a far produrre alla terra frutti di ottima qualità.

Guardi il signor Gjergi, lo ascolti, e scopri che quelle mani con la terra non hanno nulla a che fare, perché in realtà è da trent’anni che si muovono veloci sul violino, o sulla tastiera di un pianoforte.

Il signor Gjergj, spalle grandi e mani un po’ tozze, è un violinista. E il dirigente della scuola di musica di Peja7Pec.

Lo incontriamo nell’ufficio della scuola, di quella scuola che tanto lo fa penare, ma che tanto gli dà soddisfazioni.

I problemi nella scuola sono molti, gli studenti sono 280, dalle elementari alle superiori, e le classi a disposizione sono poche, 5 o 6, ma di dimensioni ridottissime. Gli studenti frequentano la scuola in giorni e orari diversi per poter avere tutti accesso all’ insegnamento. Non c’è riscaldamento, e l’inverno, qui, conosce quel freddo che sa essere tagliente. Mancano i libri, perché in Kosovo non c’è ancora una produzione elevata di testi sulla musica, e il governo non vuole investire nel loro acquisto.

I problemi della scuola sono molti, è vero, come è vero che dalla fatica e dalla sofferenza di chi è determinato e crede nel valore della vita, possono nascere tangibili successi e vere e proprie meraviglie.

Tangibili successi come i concorsi vinti dai suoi studenti in competizioni svoltesi in Italia, veri e propri trofei accuratamente tenuti e conservati in una cartelletta che possa sempre essere a portata di mano. Trofei che ricordano a tutti gli studenti e docenti che anche se i libri a volte mancano, e i pianoforti sono un po’ scordati, con il lavoro, e la passione, si vincono le gare. Si vincono le scommesse, quelle scommesse su cui nessuno avrebbe messo neanche 10 euro.

Tangibili successi e vere e proprie meraviglie. Come il pianoforte che c’è nell’aula magna. Ritrovato a giacere nella polvere accatastato dopo la guerra come i “pianoforti di Lubecca” raccontati da Vinicio. “Cane, senza più padrone sull’attenti come un vecchio maggiordomo, e in quelle casse sorde e impolverate giaceva lì il silenzio di milioni di canzoni”. Canzoni che il signor Gjergj ha voluto riportar in vita, ridando voce a quella stessa cassa rimettendo insieme i pezzi ritrovati e ricostruendo a mano quelli mancanti.

Oggi quel pianoforte è l’unico pianoforte a coda della scuola. Troneggia nell’aula magna e viene utilizzato per i concerti. Ha problemi di accordatura, ma a questo punto…chi se ne frega!

Oggi quel pianoforte è li. E per me rimarrà sempre il simbolo del Kosovo che sto incontrando. Di questo Kosovo che vive quotidiane difficoltà. Ma che se trova un pianoforte distrutto dalla guerra lo ricostruisce, perché possa riprendere a suonare, e a ridare voce a milioni di canzoni che sono rimaste in silenzio per anni.

 

Signora Blutner non stia a pensare quello che è stato non tornerà.
Se ci hanno dati tutti all’incanto ora all’incanto ceda il suo cuor…
se le caviglie sono allentate e quei notturni non suona più sfiori i miei tasti prenda i miei baci ed all’incanto ceda il suo cuor…
Se le cordiere si sono allentate e il tempo non mantiene più una nota insieme scordiamoci anche noi di quel che è stato
scordiamoci d’un colpo del passato

Ed all’incanto, cediamo il nostro cuor…”

Vinicio Capossela. I pianoforti di Lubecca.

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