Balcani, ancora a8mani – di Francesco e Maddalena

BALCANI, ANCORA A8MANI

 di Francesco Mongera e Maddalena Alberti

Ci eravamo lasciati ad Agosto su questa pagina con le nostre impressioni di miele e sangue, di un anno passato in equilibrio molto precario. L’anno di servizio civile stava terminando e un’opportunità per prolungarlo di sei mesi ci era stata offerta dalla Provincia di Trento. Ci siamo interrogati molto sul se e come continuare questa esperienza balcanica. Ora siamo di nuovo qua, a Prijedor e Peja/Peć, e siamo rimasti in due – Maddalena e Francesco – continuando il lavoro dell’anno passato e al contempo cercando di portare avanti due piccoli progetti “personali”. Silvia ed Elena, invece, hanno deciso di prendere altre vie, ma siamo sicuri che non perderanno di vista né noi né le persone, i luoghi e le dinamiche che sono state lo scenario del loro anno di vita fra Bosnia e Kosovo.

Siamo ritornati e abbiamo avuto impressioni diverse. “Prijedor non è troppo dissimile da come l’avevo lasciata in piena estate, all’apparenza è quella di sempre. I palazzi che si stavano costruendo alla mia partenza sono cresciuti di qualche metro, il grigiore autunnale è quello dell’anno passato, siamo in piena stagione – che si ripete anno dopo anno qualsiasi cosa accada – di preparazione della rakija e lo struscio sulla via principale del centro ancora persiste. Forse però sono cambiati i miei occhi e la mia capacità di introdurmi nelle dinamiche complesse di questa società ancora divisa. Ho l’impressione di vedere meglio le divisioni, ed apprezzare di più ciò che cerca di unire”. A Peja/Peć invece “una banca si è presa l’antico palazzo austroungarico, quello in centro, il più bello, sì, ma è la prima volta che vedo uomini adulti chiedere soldi nei locali, mettendo il naso per fino nel nostro ufficio. Hanno aperto tre nuovi bar, ma ne hanno chiuso uno storico. A Goraždevac hanno ricostruito Piazza Italia e rifatto l’asfalto della strada che ci arriva, ma due settimane fa un altro serbo è stato ucciso a 15 km da qui. A Peja/Peć the situation is calm, but tens. Un pò come me”.

Avremmo mille di questi aneddoti da raccontare, aneddoti che forse significano più per noi che li scriviamo che per il lettore che passa per questo spazio. Tutto l’anno scorso abbiamo messo in questa pagina le nostre impressioni, alcune riflessioni, storie di incontri significativi e storie di viaggio. Noi quattro di allora eravamo sempre al centro, la nostra visione era quella predominante. Ci siamo quindi chiesti se e come proseguire l’avventura di BalcaniA8Mani. Al “se” non ci poteva che essere risposta positiva: i colleghi, gli amici, i lettori ci hanno spinto a continuare. Il “come” è invece in divenire. Il centro della scena lo abbiamo già avuto per tanti mesi. In questi ulteriori sei – ormai già diventati cinque – che in due abbiamo deciso affrontare, vorremmo cercare di cambiare prospettiva, abbandonare la nostra visione delle cose e lasciar parlare di più le persone che ci circondano e l’ambiente che ci accoglie. Vorremmo cercare di farlo attraverso qualche intervista, qualche conversazione catturata, attraverso immagini significative, magari suoni e rumori che caratterizzano questi luoghi. Ma non vogliamo uscire completamente di scena: ci riserviamo il diritto di fare qualche incursione, di commentare, interpretare, dare anche la nostra visione di quello che proponiamo, perché è pur sempre attraverso i nostri sensi che questi nuovi racconti finiranno per arrivare in questo spazio.

Infine, a differenza dell’anno di racconti appena terminato, ci vogliamo liberare dai limiti del pubblicare ogni martedì, mantenendo una cadenza più flessibile in base a quando avremo del materiale interessante da proporre.

Balcani, e ancora a 8mani quindi, perchè insieme alle nostre 4 mani ci saranno quelle di altri, che ci aiuteranno ad entrare ancora di più in questa storia, a non fermare il viaggio, ad abbassare il finestrino, perchè possiamo vedere il paesaggio che a volte si nasconde dietro ad un vetro appannato.

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